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La sindrome della menopausa precoce

4 novembre 09 

La menopausa è precoce quando si presenta prima dei 40 anni. A volte si manifesta spontaneamente, ed è questo un problema che colpisce l’1 per cento delle donne italiane. In un altro 4-5 per cento dei casi, invece, l’esaurimento ovarico precoce colpisce donne che si sono sottoposte a chemioterapia o radioterapia, oppure a chirurgia pelvica, in particolar modo chirurgia ovarica, come interventi di asportazione di cisti, di endometriomi, o cisti dermoidi bilaterali (in questi casi la menopausa si dice “iatrogena”).
 
Le cause della sindrome della menopausa precoce

Spesso la causa che determina un esaurimento ovarico precoce rimane sconosciuta.
Quando è possibile determinarla, questa è di solito riconducibile:

- a malattie genetiche (Sindrome di Turner, Sindrome di Swyer, Sindrome di insensibilità androgena associata a Sindrome del cromosoma X fragile);
- a difetti enzimatici/metabolici ereditari (Galattosemia, Talassemia Maior trattata con emotrasfusioni multiple, Emocromatosi);
- a chemioterapia e/o radioterapia pelvica neoadiuvanti e adiuvanti (una dose radioterapica da 500 a 800 rads determina una menopausa precoce nel 60-70% delle pazienti tra i 15 e i 40 anni, mentre dosi superiori a 800 rads a livello pelvico causano un esaurimento ovarico precoce irreversibile nella quasi totalità delle pazienti);
- a terapie con Interferone (Sclerosi Multipla);
- a interventi di chirurgia pelvica (la menopausa chirurgica è la forma di menopausa iatrogena più frequente, e si verifica soprattutto in caso di chirurgia ovarica in particolar modo per endometriosi bilaterale);
- a infezioni virali (parotite, tubercolosi,...);
- a secrezione o azione anomala delle gonadotropine (FSH ed LH, ormoni ipofisari che hanno come organo bersaglio le ovaie);
- a malattie autoimmunitarie (disfunzione della tiroide e polighiandolare di I e II tipo, ipoparatiroidismo, artrite reumatoide, diabete IDDM, anemia perniciosa, porpora trombocitopenica idiopatica, vitiligine, lupus sistemico eritematoso, Morbo di Addison).

La diagnosi di menopausa precoce idiopatica (cioè apparentemente inspiegabile) viene formulata per esclusione delle cause elencate in precedenza, e oltre l’80 per cento dei casi della sindrome si colloca in questo gruppo. Il fatto che nel 30 per cento dei casi queste pazienti riferiscano una storia familiare simile lascia supporre che alla base ci sia un fattore genetico ereditario.
 
La diagnosi
La menopausa precoce non è necessariamente una condizione irreversibile: in letteratura sono riportati casi di ripresa spontanea della funzionalità ovarica e/o l’instaurarsi di una gravidanza. Livelli elevati di FSH (ormone prodotto dall’ipofisi, che determina la crescita dei follicoli a livello delle ovaie) non indicano in modo definitivo il completo esaurimento ovarico. Infatti, in circa il 20 per cento delle pazienti affette da menopausa precoce è possibile evidenziare un’ovulazione, anche dopo cinque anni dalla diagnosi.

Un valore dell’FSH superiore a 30 UI/l, significa che l’ovaio fa più fatica a rispondere agli stimoli ormonali, e che quindi la menopausa non tarderà a manifestarsi in un arco variabile di tempo da pochi mesi a un anno o due al massimo; in questo arco di tempo si verificano brevi intervalli in cui esiste una produzione ormonale irregolare prima che l’attività ovarica cessi completamente.
L’esecuzione di almeno due prelievi per il dosaggio dell’FSH ha valore diagnostico se i dati sono in ambedue i casi superiori a 40 UI/l, e la paziente è in amenorrea da almeno sei mesi. Se l’estradiolo è superiore a 50 pg/ml (range che definisce la postmenopausa) e il rapporto FSH/LH (espressione dell’attività ovarica) è inferiore a 1, è possibile monitorare la crescita follicolare spontanea attraverso ecografie pelviche TV, o tentare un trattamento con gonadotropine esogene.

Un dosaggio dell’estradiolo inferiore a 30 pg/ml dice che difficilmente si riavrà una ricomparsa del flusso mestruale, mentre sotto i 20 pg/ml significa che l’ovaio ha esaurito le scorte di follicoli, e produce estrogeni in maniera ormai residuale.

L’esaurimento ovarico precoce è anche associato a una riduzione dell’ormone surrenalico DHEA (Diidroepiandrosterone). Questo ormone si riduce in maniera proporzionale all’età: del 2% all’anno dopo i 30 anni, con un’ulteriore riduzione del 50-60% quando cessa l’attività ovarica in perimenopausa, in quella fase variabile di tempo che precede l’evento menopausale vero e proprio, ossia la definitiva scomparsa del ciclo mestruale.


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