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I rischi della Pma

4 novembre 09 

I rischi per la paziente
La sindrome da iperstimolazione ovarica rappresenta la principale complicazione della fase di stimolazione ovarica. Le cause alle origini della sua insorgenza non sono ancora del tutto conosciute. Può presentarsi in forme più o meno gravi. La forma lieve interessa una parte significativa di pazienti (8-20%) e comporta distensione addominale, nausea e ingrossamento delle ovaie. In genere questa forma non richiede ospedalizzazione e si risolve spontaneamente. La forma più grave interessa un'esigua minoranza delle pazienti (circa lo 0,6%) e si presenta con dolori addominali, ascite, concentrazione di elettroliti nel sangue e ipercoagulabilità ematica. Le complicazioni di questa forma possono essere serie, per questo è necessario il ricovero ospedaliero e un attento monitoraggio di diversi parametri.

I rischi operatori legati al prelievo di ovociti per via transvaginale sono percentualmente molto bassi e comprendono infezioni pelviche (0,8%) e sanguinamento addominale (0,07%). I rischi di complicazioni emorragiche o lesioni degli organi addominali in seguito a interventi laparoscopici sono percentualmente modesti (3%). Non esistono rischi anestesiologici specifici delle metodiche di fecondazione assistita; questi rischi non vanno comunque trascurati e richiedono un’adeguata valutazione preliminare.

Alcuni studi suggeriscono che l'incidenza di aborto spontaneo nel corso di gravidanze ottenute tramite trattamenti di fecondazione assistita sia superiore rispetto a quella registrata nelle gravidanze spontanee. Più che indicare un rischio specifico però, i dati indicano più verosimilmente che le pazienti ricorse alla Pma sono interessate da condizioni che predispongono all’aborto, come un’età elevata.

Le gravidanze ectopiche
Nei concepimenti naturali, ma anche in conseguenza di un trattamento FIVET, si possono verificare, con una frequenza di circa il 2-3 per cento, gravidanze ectopiche, in cui uno o più embrioni si impiantano in una sede diversa dall'utero. Molto meno frequenti sono invece le gravidanze eterotopiche, ossia quelle in cui due o più embrioni si impiantano contemporaneamente sia nell'utero sia in un’altra sede; si tratta di una condizione che merita particolare attenzione perché può essere non rilevata. L'impianto in sede ectopica, oltre a non essere compatibile con un normale sviluppo del feto, costituisce un rischio anche per la madre, perché comporta complicazioni emorragiche. Comunque, nelle pazienti sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita, le gravidanze ectopiche di regola sono individuate precocemente, prima dell'insorgenza delle eventuali complicazioni.

I rischi per il feto
La procreazione assistita deve costantemente confrontarsi con la ricerca del delicato equilibrio tra la tendenza a trasferire più embrioni allo scopo di garantire alte percentuali di gravidanza, e la opposta necessità di non trasferirne “troppi”, per minimizzare i rischi di gravidanze multiple. È importante che il medico tenti di evitare le gravidanze trigemellari, dal momento che spesso si risolvono in parti molto prematuri, comportando una serie di gravi conseguenze per il neonato e complicazioni ostetriche per la madre. Purtroppo, allo stato attuale non è possibile stabilire con assoluta certezza la capacità di sviluppo di ogni singolo embrione; di conseguenza, in tutti quei casi in cui viene adottata la scelta di trasferire più di un embrione, il rischio di gravidanze multiple rimane inevitabile.
Diversi studi indicano che complessivamente i bambini nati da trattamenti FIVET hanno alla nascita un peso inferiore alla norma e vengono partoriti dopo una gravidanza pretermine. Questo risultato è fortemente influenzato dall'esito ostetrico delle gravidanze multiple. Va però notato che, per cause da attribuirsi forse alla stessa condizione di infertilità, questo fenomeno si verifica anche nelle gravidanze singole, sebbene in misura sensibilmente inferiore.


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